24 maggio 2025: “La Speranza cristiana nella Comunità Parrocchiale” – Prima sera della Novena di San Francesco di Paola – FOTO

Con profonda gioia e spirito di raccoglimento, la comunità parrocchiale di Lamezia Terme si è riunita per l’inizio della Novena in onore di San Francesco di Paola.

Una tradizione sentita e amata, che ogni anno si rinnova come tempo di grazia, conversione e fraternità. A presiedere la celebrazione della prima sera è stato don Antonio Ranieri, Parroco di Taverna (Cz) in occasione della Giornata della Comunità Parrocchiale.

Nella sua omelia, don Antonio ha rivolto un invito accorato ai presenti: vivere la novena non come un rito da osservare, ma come un cammino di cambiamento. “Voi tutti vi dovete augurare che alla fine della festa qualcosa sia cambiato dentro di voi”, ha detto con voce carica di speranza. “Tutti siamo feriti, e a volte feriamo gli altri. Per questo siamo bisognosi di Dio.”

Riflettendo sulla figura luminosa di San Francesco, don Antonio ha ricordato come il santo paolano sia stato “dimora di Dio”, amico di Gesù e degli uomini. La sua vita è stata un ponte d’amore tra cielo e terra, tra Dio e il prossimo. Un amore che, come insegna il Vangelo, non può mai rimanere chiuso in sé, ma deve sempre aprirsi agli altri.

Il filo conduttore di questa novena sarà la speranza, ha sottolineato il sacerdote: “Una virtù tanto bella quanto necessaria. Tutti speriamo in un Dio che non ci lascia soli, che non fa preferenze, che ama ciascuno allo stesso modo.”

La comunità parrocchiale è chiamata a essere luogo vivo di questa speranza. “Quando si va in parrocchia, si va in famiglia”, ha ricordato don Antonio. “Perché la parrocchia è davvero la famiglia delle famiglie, dove si fa esperienza della presenza di Gesù in mezzo a noi. E quando Gesù è al centro, tutto cambia”.

Don Antonio ha anche messo in guardia da quelle ferite interiori che minano la comunione: l’invidia, la gelosia, il sospetto. Ma ha offerto una via d’uscita chiara e cristiana: l’amore. “San Francesco ci viene in aiuto con l’amore. Amare significa superare invidia e gelosia. Solo così si possono costruire i ponti di cui parla Papa Leone.”

“Accogliere, ha detto, è un gesto radicale di amore e umiltà. È il gesto degli sposi nel giorno del matrimonio, quando pronunciano le parole “Io accolgo te”. Accogliere significa farsi piccoli, fare spazio all’altro, e questo è possibile solo con l’umiltà, virtù che San Francesco ha incarnato con profondità e semplicità”.

Un pensiero speciale è stato rivolto anche alla correzione fraterna: “Nella regola, San Francesco ha voluto che i superiori si chiamassero correttori. Correggere significa voler bene, ma si può correggere solo chi è disposto a lasciarsi correggere.” “Quando diventiamo correttori gli uni degli altri aiutiamo a correggere le brutture dell’altro per renderlo più bello”. Un invito alla responsabilità reciproca, dunque, all’aiuto vicendevole per diventare più belli agli occhi di Dio.

L’invito finale è stato un augurio e una preghiera: “Con questa forza nel cuore vi auguro, alla fine della novena, di poter ringraziare San Francesco e di continuare a sperare. Perché nella speranza troviamo la forza di consolarci a vicenda, di rimanere uniti, di essere Chiesa viva nel nome di Cristo.” (Candida Maione)

ph Antonio Muraca 

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