Nel segno della luce e della grazia si è celebrata, nell’ambito della novena in onore di San Francesco di Paola, la Giornata della Famiglia, momento di intensa preghiera e di elevata spiritualità, tenutasi presso la monumentale Chiesa Matrice, custode di fede e di storia che affonda le sue radici nei secoli.
A presiedere la solenne Celebrazione Eucaristica, il Reverendo Don Maurizio Mete, Vicario Foraneo di San Giovanni Calabria, che ha rivolto ai presenti parole cariche di umiltà e riconoscenza: “È motivo di profonda gioia essere qui stasera. Dopo trent’anni, ho la grazia di rendere grazie a un Dio buono e compassionevole, che, nella sua infinita misericordia, sceglie strumenti inadeguati, come il sottoscritto, per compiere la sua opera”.
Nel corso della Santa Messa, momento di particolare intensità è stata la benedizione delle coppie di sposi presenti: segno tangibile dell’amore di Dio che continua a rinnovarsi nell’unione sacramentale dell’uomo e della donna, nella quotidianità del dono reciproco, nella prova e nella gioia.
Il tema della serata, “La speranza nasce dall’Amore e si fonda sull’Amore”, ha guidato la riflessione del celebrante, il quale ha aperto l’omelia con un versetto tratto dalla Prima Lettera di San Giovanni: “Deus caritas est”. L’Amore, dunque, è dono gratuito di Dio. È Lui l’unica vera fonte, la sorgente inesauribile da cui sgorga ogni forma di amore autentico: “Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui ad aver amato noi, mandando il Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”.
“Questo Amore divino, ha ricordato Don Maurizio, penetra nelle fibre più nascoste dell’anima e trasfigura il cuore di chi lo accoglie: Non può e non deve rimanere rinchiuso nelle cantine buie del nostro essere, trasformandosi in sterile sentimentalismo o in bigottismo. Al contrario, deve farsi fecondo, espandersi verso l’altro, a cominciare dalla famiglia, che è sacramento dell’Amore”.
Nel silenzio sacro della liturgia, si è alzata una preghiera accorata “affinché Dio elargisca su tutti copiose grazie, redenzione, sicurezza e salvezza. L’Amore di Dio, ha sottolineato il Vicario, infonde ottimismo, fiducia e gioia di vivere; è terapia contro la solitudine, balsamo per i cuori infranti, forza per chi lotta, luce per chi è nell’ombra”.
“L’Amore riaccende i sogni e genera speranza anche nelle attese tradite. Dobbiamo generare speranza nelle corsie degli ospedali, tra i poveri, nei giorni interminabili dei carcerati. L’Amore consola chi piange la perdita di un figlio o di un genitore, accoglie i profughi che fuggono dalle bombe, dona rifugio e dignità”.
Il messaggio minimo, più attuale che mai, è tornato a risuonare forte e chiaro: “la parola chiave è “Charitas”. San Francesco di Paola, umile servo di Dio, ci insegna la grammatica del Vangelo e ci invita ad indossare il mantello della fede, la veste battesimale, l’abito della grazia che rifiuta ogni compromesso.
Emblematico, in questo senso, il miracolo della moneta spezzata davanti al re di Napoli, da cui sgorgò sangue: il sangue della povera gente sfruttata, il grido dei giusti. Un gesto che ancora oggi ci interpella, ci chiama a scendere dal cavallo della superbia, a spogliarci della gonfiezza per abbracciare la semplicità, l’umiltà, la “minimità” evangelica.
In questo tempo di novena, la Giornata della Famiglia ha acceso nei cuori una fiamma viva: quella dell’Amore che salva, dell’Amore che dà senso alla speranza, dell’Amore che è Dio stesso.(Candida Maione)
Ph Antonio Muraca














































































