Una celebrazione intensa e partecipata quella vissuta nella terza giornata del novenario in onore di San Francesco di Paola, dedicata al Terz’Ordine dei Minimi (Tom).
Nel corso della Santa Messa, infatti, la fraternità ha accolto con gioia la professione di Caterina Colaccino nel Tom, mentre tutti i terziari minimi presenti hanno rinnovato la propria professione di fede e appartenenza spirituale.
A presiedere la celebrazione è stato don Giuseppe Ruffo, che nella sua omelia ha richiamato il significato profondo della vocazione del terziario minimo, definendola “una vocazione dentro la vocazione”, illuminata dall’esempio e dalla spiritualità di San Francesco di Paola.
“Non esiste una vocazione senza il servizio e senza il donarsi agli altri”, ha sottolineato il sacerdote, ricordando come il cammino del Tom rappresenti una chiamata concreta a seguire Cristo alla scuola del santo paolano. Una sfida che si traduce nel vivere il Vangelo attraverso la Regola, le Costituzioni e il Direttorio dell’Ordine.
Il cuore dell’omelia è stato il richiamo alla santità: “L’obiettivo è diventare santi”, ha affermato don Ruffo, spiegando che la santità significa essere costruttori di una umanità nuova, fondata sulla cultura dell’amore in una società dove troppo spesso prevale “la cultura dello scarto”.
Il sacerdote ha poi richiamato i valori fondamentali della vita cristiana, soffermandosi sull’importanza dei comandamenti, dell’amore verso Dio, il prossimo, sé stessi e il creato. Un passaggio forte è stato dedicato anche alla difesa della vita e alla coerenza della testimonianza cristiana.
Ampio spazio è stato riservato ai sacramenti, in particolare alla confessione e all’Eucaristia. “La confessione la stiamo mandando in pensione – ha detto – ma dobbiamo riscoprirla perché è lì che assaporiamo il perdono e la misericordia di Dio”. Sull’Eucaristia ha ricordato quanto San Francesco fosse profondamente innamorato di Gesù presente nel Sacramento dell’altare.
“Dobbiamo puntare ad una felicità duratura e questa ce la può dare solo il Signore. Da questo pellegrinaggio terreno partiremo con la valigia dell’amore che abbiamo donato agli altri”.
Don Ruffo ha invitato i fedeli a vivere non solo la Messa domenicale, ma a fare dell’Eucaristia il centro della propria esistenza: “Noi siamo stati creati prima di tutto per amare Dio”.
Nel suo intervento non sono mancati richiami alla sobrietà, al digiuno, all’astinenza e alla necessità di riscoprire pratiche spirituali autentiche, capaci di allontanare “la zizzania” delle parole inutili e delle vanità del mondo.
“San Francesco ci insegna ad alzare lo sguardo e a guardare l’altro”, ha aggiunto il sacerdote, ricordando come il santo non abbia mai avuto paura “di niente e di nessuno” grazie al suo profondo legame con Dio.
A concludere l’omelia, l’invito ad affidarsi a Maria: “Non ci può essere cammino di santità senza autentica devozione a Maria. Cerchiamo di imitarla e di fare nostri i suoi sentimenti”.
Una serata di fede e comunione che ha rafforzato il senso di appartenenza alla famiglia spirituale del Terz’Ordine dei Minimi e il desiderio di vivere con rinnovato entusiasmo il messaggio di San Francesco di Paola. (CM)

































































